Rieducazione pavimento pelvico

Che cos’è il pavimento pelvico?

Il pavimento pelvico o perineo è la parte del corpo che chiude inferiormente il bacino. È costituito da muscoli, fasce e legamenti che hanno la funzione di sostegno degli organi contenuti nella pelvi (vescica, utero, retto…), oltre che il mantenimento della continenza urinaria e ano-rettale e di espulsione del feto durante il parto.

Che cos’è la riabilitazione del pavimento pelvico?

La riabilitazione del pavimento pelvico o rieducazione perineale rappresenta da oltre vent’anni un riconosciuto approccio a molteplici disfunzioni uro-ginecologiche, proctologiche e sessuali. Tra le più frequenti riconosciamo l’incontinenza urinaria, l’incontinenza fecale, il prolasso urogenitale e tutte le patologie vulvo-vaginali.

La riabilitazione, attraverso particolari tecniche chinesiterapiche ed elettroterapiche, interviene su quel gruppo di muscoli (denominati appunto pavimento pelvico) che chiude inferiormente il bacino permettendo così al perineo di svolgere adeguatamente le sue funzioni di sostegno dei visceri pelvici e di mantenimento della continenza urinaria e fecale.

Obiettivi della riabilitazione del pavimento pelvico

  • Aumentare la consapevolezza e la percezione dell’area perineale e della sua attività muscolare
  • Rinforzare e mantenere tonica la muscolatura del pavimento pelvico
  • Migliorare il controllo degli sfinteri e della continenza
  • Aumentare la capacità di rilassamento della muscolatura
  • Correggere una eventuale alterazione della postura della colonna lombosacrale e del bacino

Quando è indicata la riabilitazione perineale?

La riabilitazione del pavimento pelvico è utile nelle forme iniziali di prolasso urogenitale, nell’incontinenza urinaria, nell’incontinenza fecale, nella stitichezza, nel dolore cronico pelvi-perineale, prima e dopo la chirurgia pelvica, nel post-partum.
La riabilitazione è anche prevenzione, soprattutto nella donna gravida e nel puerperio.

Come si svolge?

Innanzitutto si esegue una valutazione funzionale in base alla quale si potrà proporre un progetto riabilitativo personalizzato che si articolerà in tre momenti:

  • fase di apprendimento dell’attività muscolare del pavimento pelvico. Essa viene effettuata spiegando al paziente che cos’è il pavimento pelvico, come funziona e a che cosa corrisponde la sua disfunzione. Per fare ciò vengono dapprima utilizzate tavole e modelli anatomici e successivamente vengono effettuati alcuni esercizi terapeutici;
  • fase di modificazione dei parametri muscolari alterati. In questo momento terapeutico l’obiettivo diventa il rinforzo del pavimento pelvico nel caso di ipovalidità, la riduzione del tono muscolare e del dolore in caso di iperattività, la restituzione di una corretta sinergia muscolare in caso di incoordinazione muscolare;
  • fase di automatizzazione. Il paziente impara ad utilizzare quanto ha appreso in sede ambulatoriale e lo utilizza nei momenti in cui il sintomo si presenta. Con la ripetizione, l’utilizzo diventa appunto “automatico”.

 

Quali sono le principali tecniche utilizzate?

Le principali tecniche di riabilitazione sono rappresentate da: chinesiterapia, elettrostimolazione
e biofeedback.

La chinesiterapia pelvi-perineale

La chinesiterapia pelvi-perineale consiste nell’esecuzione di esercizi di contrazione e rilassamento dei muscoli del pavimento pelvico, al fine di facilitarne la presa di coscienza e di rinforzare il sistema di sostegno degli organi pelvici.

L’elettrostimolazione funzionale

L’elettrostimolazione funzionale consiste nella trasmissione di uno stimolo elettrico al muscolo in modo uniforme. Viene utilizzata sia per incrementare la forza quando i muscoli perineali non riescono ad essere contratti volontariamente, sia per inibire la contrazione del detrusore (muscolo che avvolge e fa contrarre la vescica), sia come trattamento antalgico nelle sindromi dolorose del pavimento pelvico.

Il biofeedback

Il biofeedback consiste nell’impiego di un’apparecchiatura in grado di registrare una contrazione o rilassamento muscolare che potrebbero non essere percepiti.

Il segnale viene trasformato in segnale visivo, permettendo al/alla paziente di verificare le contrazioni o il rilassamento e di imparare a compierli in modo corretto.